La finale di Leonardo Gori

Recensione pubblicata su Romagna Gazzette nel dicembre 2021: “La finale di Gori”

Quarto romanzo della lunga serie del capitano Bruno Arcieri, “La finale” uscito circa una ventina d’anni fa viene riproposto sotto le insegne di Tea editore. L’ambientazione è quella della spy story secondo il filone tanto caro all’autore, Leonardo Gori, con la variante dell’incrocio con uno degli eventi sportivi più importanti avvenuto nel 1938: il Campionato del mondo, che allora si chiamava Rimet, ospitato in Francia. 

L’Italia è campione in carica e va a difendere il titolo in una nazione tutt’altro che ospitale con l’ideologia fascista. Ed è proprio il contesto a rendere interessante il plot del romanzo che scorre via su un doppio binario: da una parte l’evento sportivo, dall’altra l’intrigo internazionale con tanto di intricata matassa da dipanare. È il terreno in cui si muove Arcieri in missione in Francia sotto falsa identità per prelevare un connazionale. Sulla carta un semplice incarico come tanti, e che invece si complica come in ogni intreccio che si rispetti. Il capitano finisce in un vortice di avvenimenti che lo portano in contatto tra fuoriusciti antifascisti (GL, comunisti, anarchici), i tentacoli della polizia segreta dell’Ovra, l’ostilità della polizia francese verso gli italiani; il tutto condensato in un periodo storico cruciale, segnato dalla guerra civile di Spagna e dai primi vagiti del secondo conflitto mondiale.

Gori è bravo nel dosare tutta questa serie di avvenimenti con l’evento calcistico che porterà la nazionale italiana a battere i padroni di casa, poi i fortissimi brasiliani, sino all’epilogo trionfale in finale contro l’Ungheria. Per l’Italia sarà il secondo trionfo mondiale, condotto sempre da quel Vittorio Pozzo che ancora oggi è l’allenatore più vincente della storia azzurra. Il capitano Arcieri vorrebbe assistere a tutto ciò con il distacco tipico dell’uomo di Stato a cui si somma la freddezza nei confronti del calcio. E invece finisce per essere risucchiato nel vortice dello spirito nazionale (non nazionalista) come mai si sarebbe aspettato: “il calcio non lo interessava più di tanto, ma non poteva fare a meno di sentirsi coinvolto dai successi della Nazionale”.

La vittoria finale finisce per unire le passioni di tutti sotto le insegne della stessa bandiera in un sentimento collettivo che perdura sino ai giorni nostri.

Filippo Fabbri

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