Il calcio come esperienza religiosa, Andrea Novelli

Recensione del libro che pone il 19 aprile 1989 come data di svolta del calcio

Il calcio è fatto di date, di partite viste da milioni di persone in un rito collettivo che ognuno fa proprio nell’emozione del suo intimo. È la perfetta fusione tra un rito di massa e l’animo più individuale del singolo. Ogni decennio ha avuto i suoi momenti di identificazione generazionale. Negli anni ’70 c’è stata la pluri-celebrata Italia-Germania 4-3. Negli anni ’80 le date sono addirittura raddoppiate: l’11 luglio 1982 con la terza Coppa del mondo e prima ancora il 5 luglio con la magnifica vittoria sul Brasile dei campioni.

Andrea Novelli, nel bel libro ‘Il calcio come esperienza religiosa’ (Ultra sport editore), ci dice che c’è stato un altro giorno in quel decennio che ha segnato un’epoca: 19 aprile 1989. Lo chiama “il giorno che ha cambiato la storia del calcio italiano”. Il fatto è che ha ragione e solo una certa distrazione ci ha impediti nel vedere ciò che era sotto i nostri occhi. Quel mercoledì l’Italia con merito portò in finale tre squadre come mai era avvenuto prima, battendo tre colossi di quegli anni (Real Madrid con manita, Bayer Monaco e Malines). L’unico precedente che si avvicinava in semifinale era avvenuto nel 1968 con Milan, Juventus e Bologna. Allora poi vinse solo il Milan la Coppa delle Coppe, ventun anni dopo, la vittoria andò a due squadre, Milan e Napoli. Per l’en plein bisognava attendere solo un anno, ancora più memorabile, quando le coppe europee furono tutte made in Italy, evento mai successo a livello europeo con Milan, Sampdoria e Juventus.

Ma se le vittorie sono avvenute nel 1990, come si fa a celebrare quell’aprile di un anno prima? Novelli fa giustamente notare che tutto è partito da lì. Quella data è stata l’ouverture di un decennio nel quale il calcio italiano ha dominato in lungo e in largo in Europa. Dal 1989 al 1999 su 33 finali di coppa, l’Italia appone il suo timbro 28 volte. E a vincere sono ben sette squadre a testimonianza di una forza orizzontale che coinvolge tutto il movimento nazionale.

Ma la straordinarietà di questi risultati sportivi non è fine a sé stessa. Non avviene solo all’interno di un rettangolo di gioco, cambia anche l’approccio collettivo al calcio. Lo eleva a “esperienza religiosa”. Ed è questo l’elemento che fa della narrazione del volume un aspetto centrale e originale. “Il calcio come la religione avvicina, unisce, fa sentire le persone parte di una comunità condivisa, crea senso di identità e di appartenenza. Persino in una società individualistica come l’attuale, un gol della propria squadra può far gioire insieme dei perfetti sconosciuti”. Tutto terribilmente vero. Lo aveva capito alcuni decenni prima Bill Shankly storico tecnico del Liverpool secondo il quale “Alcuni credono che il calcio sia una questione di vita o di morte. Non sono d’accordo. Il calcio è molto, molto di più”.

Appunto, un’esperienza religiosa.

 

PS.
Leggere questo libro nei giorni delle tre italiane in finale nelle coppe europee è un riportare le lancette della storia indietro di vent’anni. È vero che tutte hanno perso ma altrettanto vero che di rinascita si tratta.

Voto: 8/10

Filippo Fabbri

Scrivere, scrivere, scrivere. Per lavoro e per passione: sport, wine, food, libri e tanto, tanto altro
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