Se un +1% può mettere in ginocchio 10 milioni

Siamo circondati, per non dire affogati, dai numeri. Ce ne vengono propinati a ciclo continuo. Sono divenuti talmente tanti che ci passano davanti come se nulla fosse. Indifferenti. Eppure i numeri nella loro freddezza non sono tutti uguali. Non solo per il peso specifico ma anche per gli effetti che portano con sé.

Per esempio ce n’è stato uno che mi ha lasciato basito. Lo ha detto Maurizio Martina, Vicedirettore della Fao, sul Corriere della sera del 28 maggio scorso (‘La fame colpirà 220 milioni di persone’), in una intervista sul contesto del grano bloccato nei porti ucraini a causa della guerra.

Come ha stimato la banca mondiale un aumento dell’1% dei prezzi dell’alimentari di base può significare almeno 10 milioni di persone a rischio fame. Nessuna politica nazionale può affrontare da sola l’insicurezza alimentare globale”.

Confesso che l’ho riletto, almeno un altro paio di volte. Un “banale” +1% può non dare un pasto a 10 milioni di persone, quasi un quinto della popolazione italiana giusto per dare dimensioni più chiare. Giustamente si parla tanto della guerra russo-ucraina e degli effetti che concretamente ha sul nostro quotidiano (crisi energetica, inflazione, aumento delle materie prime…). Non si parla mai abbastanza delle conseguenze su chi sta peggio di noi.

Un altro passaggio di Martina per altri numeri drammatici.

Già prima di questo conflitto (guerra russo-ucraina, nda) la fame nel mondo stava crescendo. Quasi 200 milioni di persone in 53 Paesi nel 2021 sono entrate in una situazione quotidiana di fame acuta con un balzo di 40 milioni di persone in soli dodici mesi. Questa guerra aggraverà ancora lo scenario, le nostre prime stime indicano un aumento di altre 18 milioni di persone ma è chiaro che molto dipenderà anche dall’evoluzione del conflitto”.

Illusi noi che speravamo in un mondo migliore, caduto il comunismo. Qui le disuguaglianze non fanno altro che crescere…

Filippo Fabbri

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