Spazio Pantani

Pubblicato su Cesena Sport, “Emozioni, ricordi, vibrazioni allo Spazio Pantani”, Luglio 2024.
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Vent’anni senza Marco. Sembrano ieri e invece distano il tempo di un Pogacar in prima elementare e Vingegaard in terza. Il ciclismo, come tutto, è andato avanti lo stesso, eppure ci sono luoghi che lo cristallizzano malgrado l’incedere degli anni. Lo Spazio Pantani sorto nel 2008 a Cesenatico nel nome di Marco è nato per questo. Per non sbiadire la memoria del più grande scalatore professionista del ciclismo italiano. In un’epoca di tramonto del sacro, resistono santuari laici le cui corde emozionali a volte sfociano in lacrime. Ogni anno vi accedono circa 10mila persone, poco meno della metà arrivano fuori dall’Italia. Nei giorni del Tour con partenza da Cesenatico la processione di gente è stata continua, disciplinatamente in fila per uno scatto della memoria, una salita di condivisione. Se il book dediche dello Spazio potesse parlare ne uscirebbero voci da tutto il pianeta, con firme persino da posti impensabili e in capo al mondo come Venezuela e Costa Rica. Trovate una campagna di promozione turistica che sappia arrivare fin là.

Nei giorni del Tour le visite sono cresciute in maniera esponenziale – spiega Serena Boschetti, curatrice del Museo e nipote del campione – Quello che ci stupisce è la voglia di raccontare, il desiderio di esternare l’emozione provata nel momento in cui Marco era in sella alla bicicletta in alcune importanti gare. È come una sorta di condivisione di una memoria collettiva che ancora oggi perdura a vent’anni di distanza dalla sua scomparsa”.

È il potere dello sport che nel calcio ti fa pensare a cosa facevi l’11 luglio del 1982 quando l’Italia al Bernabeu vinceva la Coppa del Mondo, mentre nel ciclismo riporta all’esperienza personale del 2 agosto 1998 quando il Pirata si imponeva alla Grande Boucle. Anche se per Cesenatico la data che non passa è il 13 agosto del 1998 giorno dei festeggiamenti in massa della doppietta (Giro e Tour) del Pirata.

Emozioni personali che si fanno collettive, dunque. Vibrazioni che ti salgono, nello Spazio Pantani, quando incroci la mitica Bianchi con cui aggrediva le salite d’Italia e Francia, la maglia della Mercatone, la sella con l’effigie del Pirata, la bandana che l’ha reso famoso. E ancora, le prime pagine dei giornali che l’hanno reso celebre con quel “C’est un geant” (“È un gigante”) de L’Equipe che mette i brividi. Uno schedario raccoglie persino le centinaia di lettere che i tifosi hanno lasciato sulla sua tomba, un altro invece riporta i testi delle canzoni a lui dedicate in un intreccio di generi che va dai Litfiba a Raoul Casadei, passando per Venditti, Stadio, Alexia, Lolli e i Nomadi. “Corri più veloce del vento; il vento non ti prenderà mai”, cantano i Nomadi. Nello Spazio Pantani pare persino di sentirlo, quel vento.

Filippo Fabbri

Filippo Fabbri

Scrivere, scrivere, scrivere. Per lavoro e per passione: sport, wine, food, libri e tanto, tanto altro
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