A Fratta Terme si gioca a ritmo di musica
Un pomeriggio nel campo intitolato alla memoria di Vasco Spazzoli fondatore della società sportiva
L’allenatore del Piacenza racconta il percorso della sua squadra partita con i favori del pronostico nel Girone D e invece ora in zona playout

Il Piacenza è la grande delusione del Girone D. Forte di un blasone dall’illustre passato, era partito con l’idea di vincere il campionato e invece a 10 gare dal termine si ritrova a quattro sole lunghezze dalla calda zona playout. Il pronostico all’alba della stagione metteva in griglia Piacenza, Ravenna e Pistoiese sopra tutti. Di queste solo i romagnoli hanno rispettato le attese.
Domenica scorsa gli emiliani sono andati al Macrelli a San Mauro Pascoli e hanno portato a casa un punto. Un risultato che può essere letto in due modi. Positivo: per il quarto risultato utile consecutivo. Negativo: per avere messo in naftalina una qualità di rosa nettamente superiore a quella pascoliana.
Al termine della gara ha parlato il tecnico Stefano Rossini, ritornato al timone del Piacenza nel novembre scorso dopo le poco edificanti parentesi di Carmine Parlato e Simone Bentivoglio, che in realtà ha guidato un solo allenamento. L’ex giocatore di Inter e Parma è un tipo piuttosto pratico e realista, consapevole che anche un semplice pareggio contro la penultima della classe, in tempi di magra, può andare bene.
Rossini che giudizio dà alla prova del Piacenza a San Mauro?
È stata una partita condizionata dal campo non ottimale. Una gara sporca. Le due squadre potevano farsi male solo da un episodio, che non c’è stato. Ha prevalso la fase di non possesso che entrambe le squadre hanno fatto bene. Per noi in queste condizioni era difficile impostare l’azione dal basso e mettere l’attacco nelle giuste condizioni di incidere.
In altre situazioni una gara così il Piacenza l’avrebbe persa?
Non lo so. Dico solo che non abbiamo subìto né pericoli né tanto meno gol. Quello che mi conforta è la lettura della partita. In settimana si prepara la gara, poi succede che arrivano tutta una serie di imprevisti: condizioni del terreno, situazioni di gioco, avversari che possono essere più bravi di te. Ecco, noi davanti a tutto questo siamo stati bravi a gestire questi imprevisti che possono indirizzare il pomeeriggio. In linea di principio mi piacerebbe che la mia squadra dominasse tutte le gare, tuttavia tante volte per svariate ragioni questo non è possibile e quindi bisogna essere bravi ad adattarsi e portare a casa il risultato.
Per la sua squadra è il migliore momento della stagione.
Sì, siamo al quarto risultato utile di fila. E l’essere usciti indenni anche in gare come queste, contro la Sammaurese, ci deve dare ulteriore autostima, per un risultato arrivato non con le armi della qualità che ci contraddistinguono. Nel calcio questa si chiama intelligenza.
Il Piacenza era partito a inizio stagione con ambizioni di vincere il campionato. La realtà poi è stata diversa. Come ha lavorato sulla testa dei giocatori per questo che è stato un cambiamento molto grande?
Quando una stagione parte sbagliata e ti ritrovi a lottare per un obiettivo completamente diverso, nulla deve essere scontato. La storia del calcio è piena di situazioni simili finite male. Ecco perché nulla deve essere sminuito davanti a quello che stiamo vivendo, neppure il pareggio contro la Sammaurese. Questo è un campionato molto equilibrato, non ci sono squadre che fanno regali, sono tutte battagliere e agonistiche. Non è facile. Noi abbiamo dovuto resettare tutto e lavorare su un obiettivo completamente diverso. Fermo restando che a dicembre abbiamo cambiato 10/11 giocatori.
Chi vincerà il campionato tra Ravenna e Forlì?
Ho la mia idea ma non la dico (e parte un sorriso, nda).