Storia del mondo in 12 partite di calcio, Stefano Bizzotto

Pubblicato sul Corriere Romagna, “Storia del mondo attraverso il calcio”, 25 giugno 2024.

Secondo Arrigo Sacchi il calcio è “la cosa più importante delle cose meno importanti”. C’è da credergli dall’alto del suo seggio che l’ha eletto in ambito internazionale nei primi tre posti tra gli allenatori più importanti della storia. Rimane un dubbio. Ce lo aveva instillato Pier Paolo Pasolini già negli anni ‘70 in epoca di ideologie fumanti. L’intellettuale bolognese che bacchettava il mondo politico per il distacco da questo sport (“sarebbe un male per la classe dirigente e per gli intellettuali disinteressarsene”), aveva compreso come il calcio rimanesse “l’ultima rappresentazione sacra del nostro tempo”. Dunque, qualcosa di più di un passatempo della durata di 90 minuti. Una interpretazione che senza dubbio condivide il migliore telecronista Rai, Stefano Bizzotto, autore del volume “Storia del mondo in 12 partite di calcio” (Il Saggiatore, 2024, pp. 266, euro 17). Un libro che fa capire la potenza di questo sport capace di mobilitare milioni di persone (e di euro) attorno a una gara, come in questo periodo di Europei.

Può capitare che anche la più anonima delle partite incroci la Storia, scritta la con la maiuscola, che cambi il destino di una persona, di una comunità, di una nazione”, scrive Bizzotto. Che indica in una “sporca” dozzina le partite che hanno lasciato il segno ben oltre i minuti regolamentari della gara. Si parte nel 1914 sul fronte occidentale della prima guerra mondiale, da quella che poi non è stata neanche una partita ufficiale. In una terra di nessuno tra le due sponde delle trincee, inglesi e tedeschi giocano a pallone in un momento di tregua del conflitto. Il racconto termina nel 2015 a Parigi sotto l’assedio del terrorismo che fa mattanza nel Bataclan e solo per imperizia dei kamikaze non compie un’altra strage nello Stade de France.

Nel mezzo di questo secolo c’è stato di tutto: due partite non disputate per motivi politici (la Spagna di Franco che non va in Russia nel 1960 e la stessa Urss che boicotta il Cile fresco di dittatura di Pinochet nel 1973), una tripla gara che si rivela un conflitto tra due confinanti bellicosi (Honduras e Salvador), il gol mancato di Veleno Lorenzi che forse avrebbe potuto salvare il Grande Torino dal viaggio a Lisbona in uno sliding doors non provato dalla storia, sino alla Jugoslavia che si frantuma nel suo coacervo di nazionalità per partorire l’incredibile favola della Danimarca agli Europei nel 1992.

Tra le partite di Bizzotto c’è anche Brasile – Zaire nel Mondiale del 1974, con la celebre punizione di Rivelino ostacolata da Joseph Mwepu Ilunga. Un gesto per certi aspetti comico che in realtà nascondeva la paura di ritorsioni del dittatore Mobutu ai giocatori in caso di passivo oltre le tre reti. La curiosità stava nello Zaire, seconda squadra africana a un Mondiale, che in vista della competizione disputò un’amichevole alla Fiorita a Cesena contro i bianconeri, terminata con il risultato di 1-1.
Filippo Fabbri

Filippo Fabbri

Scrivere, scrivere, scrivere. Per lavoro e per passione: sport, wine, food, libri e tanto, tanto altro
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