Tempi supplementari, Darwin Pastorin

Uno zibaldone sul modo di intendere il calcio di un grande giornalista sportivo

Ho fatto il cronista sportivo… raccontando non soltanto il fatto tecnico, ma anche le virtù e le debolezze dei protagonisti, recuperando quella memoria del calcio che, in una certa chiave di lettura, diventa una storia comune, che ci appartiene. Perché il calcio è passione, letteratura, medicina, vertigine, tenerezza”. Non bisogna aggiungere altro per spiegare “Tempi supplementari” (Feltrinelli editore) il libro di Darwin Pastorin, decano del giornalismo sportivo. Cuore diviso a metà tra Italia e Brasile, scomposto tra due club come Juventus e Palmeiras, la vocazione alla professione gli è sbocciata già all’età di 9 anni, per maturare nel corso del tempo alimentata dalla fortuna di conoscere due totem del giornalismo: Vladimiro Caminiti e Giovanni Arpino.

Il libro – che ho acquistato chissà quanto tempo fa in uno dei tanti mercatini del metà prezzo – è uno zibaldone degli affetti del suo modo di intendere il calcio, nel quale l’aspetto letterario e umano ha (o aveva?) ancora la sua centralità. Per capirci, un mondo nel quale se volevi parlare con un calciatore lo incontravi in un bar o in un ristorante senza dover passare per la litanica messa cantata di addetti stampa, agenti, social manager, vincoli societari.

Ecco perché Pastorin in queste pagine si permette il “lusso” di cambiare continuamente gioco, di svariare tra Guido Gozzano, Osvaldo Soriano, Paco Ignacio Taibo, Giuseppe Cederna, Valdano, Mario Soldati… senza suscitare nessuno scandalo di sorta. Perché racconta un universo nel quale gioco e protagonisti di quel gioco mantenevano ancora un loro equilibrio a dispetto dell’oggi dove tutto pare sin troppo artefatto, mediato dalla falsa democraticità social e televisiva.

È un libro che sarebbe bene fare leggere alle giovani generazioni per allargare l’orizzonte di questo sport, magari spiegando loro che non di solo presente vive il pallone. E che i classici hanno la loro importanza anche nel racconto, a partire dalla celebre Storia critica del calcio italiano di Gianni Brera, che Pastorin definisce “una sorta di Guerra e pace del football”. Perché solo in questo modo non fa strano mettere “Maradona tra i filosofi di questi strani, incerti e inquieti tempi moderni”.

Una annotazione infine per il teatro Petrella di Longiano citato a pagina 93, in una serata di pallone e letteratura con Riondino e Acitelli. Peccato non esserci stati.

 

Voto: 8/10

Filippo Fabbri

Scrivere, scrivere, scrivere. Per lavoro e per passione: sport, wine, food, libri e tanto, tanto altro
My Agile Privacy
Questo sito utilizza cookie tecnici e di profilazione. Cliccando su accetta si autorizzano tutti i cookie di profilazione. Cliccando su rifiuta o la X si rifiutano tutti i cookie di profilazione. Cliccando su personalizza è possibile selezionare quali cookie di profilazione attivare. Inoltre, questo sito installa Google Analytics nella versione 4 (GA4) con trasmissione di dati anonimi tramite proxy. Prestando il consenso, l'invio dei dati sarà effettuato in maniera anonima, tutelando così la tua privacy. Noi e i nostri partner pubblicitari selezionati possiamo archiviare e/o accedere alle informazioni sul tuo dispositivo, come i cookie, identificatori unici, dati di navigazione. Puoi sempre scegliere gli scopi specifici legati al profilo accedendo al pannello delle preferenze pubblicitarie, e puoi sempre revocare il tuo consenso in qualsiasi momento facendo clic su "Gestisci consenso" in fondo alla pagina.

Elenco di alcune possibili autorizzazioni pubblicitarie:

Puoi consultare: la nostra lista di partner pubblicitari, la Cookie Policy e la Privacy Policy.
Attenzione: alcune funzionalità di questa pagina potrebbero essere bloccate a seguito delle tue scelte privacy