A Fratta Terme si gioca a ritmo di musica
Un pomeriggio nel campo intitolato alla memoria di Vasco Spazzoli fondatore della società sportiva
Pubblicato su Romagna Gazzette, luglio 2010, nella rubrica Letture Mensili

Settant’anni di calcio alle spalle e un regalo su cui pochi avrebbero scommesso: il salto in serie A. Cesena è una piazza capace di tante imprevedibili sfide. Come raggiungere la Fiorentina dopo essere stato sotto di tre reti (è successo: campionato 1982/83); battere il Milan di Sacchi giocando a una porta sola (quella del Cesena), grazie alla rete di uno che non la buttava dentro neanche se era sguarnita (Hans Holmqvist, gennaio 1989); di rovesciare un derby già dato per perso con una rimonta da ricovero al Bufalini (marzo 2004, contro il Rimini).
Lunga la lista delle avventure e delle emozioni, a cui si aggiunge la recente trasferta a Piacenza che ha riportato i colori bianconeri tra le alture del calcio che conta. Fin qui normale passione sportiva che accomuna innumerevoli squadre di tutta Italia.
L’attaccamento al Cesena calcio, però, ha un qualcosa di unico, di particolare, addirittura di originale: va al di là dei successi e degli insuccessi della squadra, perché è radicato nel Dna delle gente. A spiegare questo originale, e insolito, “amore” per la maglia bianconera ci hanno pensato un giornalista del Corriere Romagna, Fabio Benaglia, e un docente universitario, Maurizio Viroli, nel bel libro “Tutto il Cesena sotto la curva” (Ponte Vecchio, pp. 128, euro 12.00).
Il volume prende spunto dalle tante anomalie che contraddistinguono il Cesena e i suoi tifosi. La prima: una città conosciuta in tutta Italia soprattutto grazie alla squadra di calcio (lo ha attestato la Provincia in un suo sondaggio). La seconda: il caso unico di una città di 96mila abitanti con una media spettatori di quasi 10mila presenze in B, tutt’altro che timorosa dell’avvento di Sky. Terza: una serie di primati da lasciare il segno, come l’essere stata la prima squadra non di provincia ad avere partecipato alla Coppa Uefa, la prima ad essere stata guidata in serie B da un ex allenatore della nazionale, Azeglio Vicini.
“Cesena è nata per il calcio, è la fast food del pallone, è una trattoria che resiste in mezzo ai Mc Donald, è il piacere della tv spenta e dello stadio che si accende”, scrivono gli autori del libro. Rimini, Ravenna, Forlì sono città polisportive, Cesena no, è un tutt’uno col calcio. Cesena è il calcio in Romagna, malgrado le delusioni siano state ben superiori alle soddisfazioni. Infine un’avvertenza al lettore: il racconto della trasferta ad Acireale (pagina 30), da solo, vale il prezzo del libro.
Filippo Fabbri