Una vergogna chiamata Pistoiese

Dopo l’incredibile ritiro della squadra a quattro giornate della fine del campionato

Se in una gara di corsa al fotofinish a un certo punto un atleta facesse uno sgambetto e i giudici decidessero che va bene così, non c’è nessun problema, vince lo stesso chi arriva prima. Saliamo in sella alla bici e a un certo punto una persona bara in scorciatoia e arriva al traguardo senza il fiatar di nessuno. Saliamo su un ring, a un certo punto parte un pugno nelle parti basse per un ko non sanzionato dall’arbitro.

Storie diverse e improbabili, si dirà. Persino impossibili. Perché ci sono delle regole a stabilire cosa è giusto o sbagliato. Ecco, negli sport seri le cose vanno così. Solo che a un certo punto si finisce su un rettangolo di gioco e un’eccezione si trova sempre. Come imbattersi in una squadra che inizia il campionato con una rosa da prime della classe, poi smantella tutto e si ridimensiona. Già questo sarebbe un campanello d’allarme che qualcosa di strano c’è, a meno che non avessimo davanti personaggi bipolari. Poi capita addirittura che quella stessa squadra quando manca poco alla fine (quattro partite) decida di non giocare più, perché non ci pagano, i tifosi sono arrabbiati, di quella società non ci fidiamo più. Ecco, tutto questo è accaduto non in una parrocchia di periferia ma in una squadra che nel suo stadio sfoggia immagini e trofei di un glorioso passato in serie A.

Si chiama Pistoiese e a noi sammauresi sta pure simpatica perché la sua prima vittoria in massima serie porta la firma di uno di noi (Mirco Paganelli). La simpatia però ha fatto presto a lasciare spazio all’indignazione per quanto ha combinato nelle ultime due settimane quando ha deciso di fare basta, non giocare più, falsando palesemente una stagione. Perché tutti i punti conquistati sono evaporati così come erano arrivati. E chi era stato bravo in campo si è ritrovato con un pugno di mosche, mentre chi aveva perso si ritrova con un insperato recupero. In definitiva, il vantaggio se lo ritrova il “peggiore” quando il campo aveva detto diversamente. Poi c’è la questione della regole da rispettare, ancora una volta con la presa per i fondelli per chi tutti i mesi stacca gli assegni pattuiti e si impegna col sudore in campo.

Ha ragioni da vendere il diesse Pietro Tamai nell’indignarsi al cospetto di una vicenda che definire scandalosa appare poco. “Campionato falsato mi pare persino riduttivo”, le sue parole a caldo. Anche queste destinate a evaporarsi nel mare magnum delle chiacchiere. Perché intanto alle romagnole la classifica non fa sconti, toglie 4 punti ai giallorossi di San Mauro e 2 agli altri giallorossi di Ravenna con tante complicazioni per il discorso salvezza e promozione. Con tanti saluti, ancora una volta, a chi le regole le rispetta al punto da giocarsi la salvezza con 9 under al cospetto della capolista perché altri giocatori non poteva permetterseli.

Questo è il calcio bellezza. Al quale un bel calcio laddove non si può a volte non stonerebbe più di tanto.

Filippo Fabbri

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