Anche l‘arte ha avuto i suoi partigiani

Visita alla mostra ‘Arte liberata 1937-1947’ alle Scuderie del Quirinale a Roma

Giulio Carlo Argan, Francesco Arcangeli, Jole Bovio, Palma Bucarelli, Aldo de Rinaldis, Noemi Gabrielli, Emilio Lavagnino, Bruno Molajoli, Vincenzo Moschini, Pasquale Rotondi, Fernanda Wittgens e Rodolfo Siviero. Sono nomi per lo più sconosciuti il cui numero di ‘grazie’ non sarà mai esaustivo. A parte il primo divenuto sindaco di Roma e conosciuto critico d’arte, e l’ultimo assurto al ruolo (controverso) di ministro plenipotenziario nell’immediato dopoguerra, degli altri raramente c’è traccia nei libri di storia. Perché dei burocratici quando se ne parla il pensiero va in negativo. Eppure se oggi abbiamo la fortuna di ammirare tante bellezze del nostro ricco patrimonio artistico lo dobbiamo a loro. Proprio così.

Non avevo la minima idea di chi fossero prima di visitare la bellissima mostra (non esagero) ‘Arte liberata 1937-1947’, dedicata ai capolavori salvati dalla guerra (Scuderie del Quirinale fino al 10 aprile 2023). C’è stata infatti una resistenza che non ha imbracciato armi, non è andata in montagna, non ha fatto sabotaggi, eppure egualmente ha avuto i tratti della nobiltà. Perché a spingere quelle persone a salvare le opere dalle spogliazioni naziste e dai bombardamenti dei liberatori sono stati “semplici” funzionari uniti dal comune denominatore del senso dello Stato. Mentre il re (minuscolo non casuale) se la dava a gambe a Brindisi lasciando un incredibile vuoto di potere, altri hanno messo a repentaglio la loro vita per un bene universale come l’arte.

‘Arte liberata 1937-1947’, di fatto, sono due eventi in un unico luogo: c’è la storia, supportata da video e documenti, su come questi personaggi hanno salvato in maniera rocambolesca tante opere; c’è una selezione di grandi dipinti arrivati fino a noi grazie a loro. Troviamo così esposti la ‘Madonna col Bambino e angeli detta Madonna di Sinigallia’ di Piero della Francesca, quadro che da solo vale il prezzo del biglietto.

La crocifissione’ di Luca Signorelli che sorprende per la dinamicità e la drammaticità del momento per un dipinto realizzato nel 1494.

Poi c’è il Discobolo Lancellotti (immagine in alto) la cui vicenda testimonia la genuflessione del fascismo a Hitler, nonché per il modo di intendere l’arte da parte del fuhrer che sognava un grande museo della supremazia a Linz, che non riuscì a fare.

In mostra poi ci sono tante altre opere come due tele di Barocci (Immacolata concezione e Il perdono di Assisi), curiosamente catalogate da Rotondi come minori. E ancora Santa Palazia del Guercino, la Danae di Tiziano, L’Annunciazione di Lorenzo Lotto, il ritratto di Alessandro Mazoni di Francesco Hayez.

Un consiglio per chi visita: scaricate l’app gratuita della mostra, è davvero ben fatta.

Filippo Fabbri

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